C'era una volta un simpatico draghetto, dall'indole innocua e bonaria, che trascorreva le sue giornate a sguazzare allegramente fra le calme acque di un laghetto. Il suo nome era "Petino".
I giorni passavano uno dopo l'altro con la solita monotonia e Petino si annoiava a stare tutto il tempo con i genitali a mollo; scoprì così che respirando sott'acqua si possono fare delle bellissime bolle d’aria ed anche collassare per annegamento.
Le bolle venivano dolcemente in superficie mentre Petino le fissava incantato e con qualche litro di acqua nei polmoni. Ad un tratto notò, con sorpresa, che le bolle uscivano anche da un'altra parte del suo corpo, posta sotto la coda, nonostante trattenesse il respiro…
Il debito di ossigeno lo costrinse ad una rapida emersione ed appena il suo enorme capoccione uscì fuori dall'acqua fu afferrato dagli artigli del più feroce dei predatore: "Saetta", un drago alato così chiamato per il suo battito di ali lento e ripetitivo.
In soccorso di Petino arrivarono le bolle che continuavano a salire in superficie e, dopo aver oltrepassato l'ultimo strato di acqua, svanivano all'improvviso lasciando sprigionare quello che riuscirebbe ad asfissiare un esercito di puzzole.
Avvolto da un'aria irrespirabile, Saetta acquisì un colorito simile ad un arcobaleno sopra lo scarico di una fogna. Completamente anestetizzato il feroce predatore precipitò in fondo al lago, dove si narra che giace ancora ai giorni nostri in attesa del risveglio dal suo "letargo forzato".
Per la prima volta in quella terra dominata da un apparente vuoto come una bolla d'aria il più forte non ebbe ragione del più debole…
Peccato che sia solo una fiaba.